Forse non capita a tutti. A me sì, non di frequente ma accade. La narrazione estranea ma propria delle azioni che si compiono. Intendo l’ego che racconta ciò che l’io fa o viceversa. Ecco ne trovo l’esempio lampante in “Stranger Than Fiction”, film strano a tratti bizzarri che non ricordo di aver mai visto in pubblicità o su un cartellone o nominato accanto all’ingresso di un cinema (ma sono sicura ci sia stato). Il film tratta della storia del protagonista che si svolge in contemporanea allo scriverla dell’autrice della stessa. E il protagonista ne sente il descriverla dell’autrice, ne percepisce le parole, l’intonazione, ne intuisce l’evolversi. Come se camminando per strada la mia voce interiore che descrive i miei passi pensando a come mi potrebbe descrivere una persona esterna a me dicesse un anticipazione dell’evolversi del passo successivo un “non sapeva ancora” un “non poteva immaginare” un “quel giorno ebbe inizio tutto, ma lei ancora non sapeva, non poteva immaginare cosa stava cominciando”.
Inoltre la sigla iniziale, quella finale e anche come si evidenzia la narrazione, la ripetitività delle azioni, sullo schermo sono graficamente piuttosto interessanti e piuttosto belle.
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